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La tua voce opaca
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Scritto da il bruzio   
domenica 20 maggio 2012

 

La tua voce opaca

 

Silvio è tornato ed appare

Come ombra, che si accende di nuova luce

E vaga per note e consunte vie,

 

Con i tre galli

Che ripetono fin dall’alba

I suoi soliti versi:

 

Da mane a sera

Fan chicchirichì all’incredulo cielo,

Anch’esso sorpreso dal ritorno del nano.

 

Silvio è tornato,

Con la sua solita voce,

E già il suo falso favellare nuoce,

 

Con le sue usurate lusinghe

Ed il  suo suadente canto all’aere sereno,

Ormai tra i tanti vano.

 

Intorno a lui

Giovani e vecchi,ignari dell’ambiguo gioco,

Si muovono senza lume e ragione alcuna.

 

Silvio è tornato

E dalle sue chiuse e sparse ville

Solitario ed ardito, move all’attacco;

 

Dimentico, lui che non ama catene,

Che sulla sua scia gravano anime strane:

Sono i nostalgici d’orbace,

 

Neri fossili

Emergono dall’ombre,

E trema la terra  al cadenzare dei passi.

 

Silvio!

La tua voce opaca

Al vento, porta solo tristezza e noia;

 

Silvio!

Inclina il capo all’incombente sera,

Non vedi che la tua veste è divenuta scura?

 

Ed il chiarore del tuo viso

E’ stanco come il tuo ridere senile 

Nell’aere che dalla luce inclina all’oblio fatale
 
La testa omogeneizzata
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Scritto da il bruzio   
domenica 20 maggio 2012

 

          L  a    t  e  s  t  a   o  m  o  g  e  n  e  i  z  z  a  t  a

 

 

Siamo chiusi

Entro strutture tecnologiche,

Siamo automi nelle stanze delle fabbriche;

 

Siamo chiusi

Entro parametri distintivi

Siamo pressati dagli indicatori produttivi.

 

Siamo in fila

In bici,con la macchina o nel pulmino

Annoiati o pensierosi fin dal mattino.

 

Il nostro orizzonte culturale

E’ la televisione di Stato o quella privata

Che ti fa la testa  ben frullata e omogeneizzata,

 

Il nostro mito

E’ la pedata di Cassano

E lo spot di Del Piero e l’uccellino

 

O la velina

Di coscia lunga e tettona

Dalla vita snella ma dalla parola vana.

 

Siamo chiusi e smarriti

Nei vecchi e nuovi e falsi miti

Siamo irretiti nella politica dei riti

 

Il lavoro è senza storia,

E’ una macchina a sintesi vocale

Che dice se il prodotto è fatto bene o  fatto male

 

Col controllo

Della telecamera col sensore

Che computa il  lavoro a tutte l’ore.

 

Il fine settimana è divenuto un rituale

Tutti insieme ed in lunga coda

Alla barriera autostradale

 

Per un po’ d’ore

Sotto l’ombrellone, od  il sol cocente

E il marocchino col suo “vu cumprà” sempre irritante

 

Ed infine la pizza al taglio

A misura standardizzata

Che la senti sotto il dente plastificata…

 

E siamo al lunedì, al mattino

A segnar,come sempre ,il cartellino

E ci sovviene :Cassano,Del Piero e l’uccellino.

 

Il bruzio 

 

 
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