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Il precursore di Berlusconi
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Scritto da ettore frangipane   
martedì 31 agosto 2010
IL PRECURSORE DI BERLUSCONI.
di Pina Cusano

    In un Paese di memoria corta come il nostro è forse bene ricordare ( e i più giovani difficilmente lo sapranno, data la melassa ipocrita che viene profusa dai media di regime) le “prodezze” che il presidente della Repubblica, Cossiga, compì, nel periodo 1985/’92.  Dopo un periodo di riservatezza notarile, egli cominciò a usare il potere di esternazione in conflitto aspro, con tutti gli altri organi dello Stato (Parlamento, Esecutivo, Magistratura) e a sottoporre la nostra Carta, di cui avrebbe dovuto essere il garante, ad una serie di “picconate”, tanto che furono formalizzate contro di lui  ben cinque accuse  di  attentato alla Costituzione e alto tradimento e, alla fine, dovette dimettersi per non subire impeachment. Tra una baruffa e l’altra, inviò anche un famoso messaggio alle Camere sulle riforme istituzionali (25-06-‘91), dibattuto in Parlamento il 23-24-25 luglio del ’91. Fu un fiasco, perché contro di lui si pronunciarono non solo le forze di opposizione ma anche molti del suo stesso partito. Reagì avvicinandosi ancor più all’ MSI e ai settori più retrivi delle forze armate ( e dei carabinieri). Guarda caso, il modello di nuova Costituzione che perseguiva era molto simile a quello di Berlusconi e al piano Rinascita di Licio Gelli e ciò testimonia la continuità del progetto eversivo che si è tentato di realizzare in Italia, ogni qual volta le sinistre si avvicinavano al potere: per esempio dopo il ’68, o dopo l’89, nel momento in cui la caduta del muro di Berlino eliminava la garanzia del fattore K:  il divieto di accesso al governo, per le forze della sinistra, e specificatamente per il PCI di allora, finché durò la guerra fredda,  attraverso elezioni democratiche. Tra il ’69 e l’80, del resto, si era ricorsi alla strategia della tensione, ossia alle bombe, alle stragi, ai depistaggi dei servizi segreti e, dietro, ancora l’ombra di Gelli e della P2: la massoneria deviata che perseguiva progetti reazionari, infiltrando i suoi adepti ovunque nelle istituzioni, affiancata dall’esercito clandestino della Gladio (in funzione anticomunista e non solo) per il quale Cossiga fu indagato  e rischiò l’incriminazione. Infatti, anche lui si scagliava  spesso contro i giudici  “politicizzati”, che tentavano la salvaguardia della legalità, o quelli “ragazzini”, che si facevano massacrare dalla mafia.  Ma ci sono anche altri elementi che ne accreditano il ruolo di precursore dell’attuale Premier. In primis la strategia mediocratica: le sue invettive e le sue azioni border line gli garantivano sempre le prime pagine  dei giornali e ampi spazi nei tg. Il che costituiva una novità se si pensa che, pochi anni addietro, nel ’78, fu impedito al presidente Leone di trasmettere un intervista ai giornali per difendersi dalla bufera dello scandalo Lockeed.  Cossiga ebbe l’accesso più ampio ai media, con tempi e modalità mai riscontrati prima, e lui interpretò il ruolo di contestatore e rinnovatore del sistema, rimanendone al vertice, senza curarsi del rispetto delle regole (che è la sostanza della democrazia), ben sapendo che poteva raccogliere il consenso di quel qualunquismo destrorso, di quella generale insoddisfazione e intolleranza verso la classe dirigente politica tradizionale che costituiva l’ humus ideale delle Leghe che fiorivano al Nord. E già si parlava di un nuovo partito che avrebbe dovuto sostituire la DC. Si fiutava la debacle imminente di mani pulite e si proponeva un ribaltone istituzionale (presidenzialista) che avrebbe evitato il redde rationem giudiziario. Si stava costruendo, insomma, la figura del “leader plebiscitario”, con la stessa martellante assiduità con la quale si lancia un prodotto: gli strumenti classici della demagogia oggi si chiamano tecniche della comunicazione, pubblicità, marketing, appunto. Anche per lui si volsero al positivo gli scandali del privato: gli si attribuì una relazione con una giornalista televisiva e lui non smentì, perché, disse, “i successi d’alcova giovano più che quelli politici”. Già in quegli anni, chi scrive, ebbe modo di valutare l’operazione Cossiga come l’apoteosi della cattiva politica, travestita da contestazione della stessa. Un giudizio che può valere, oggi, pari pari, per il berlusconismo. Un gioco sporco che sta durando da venticinque anni. Poco importa che ci sia dietro “un grande vecchio” o non piuttosto consorterie di “registi” interessati, gattopardescamente a mantenere il controllo di una società in cui si cambiano le istituzioni perché rimangano immutati  privilegi e discriminazioni.
Quando Cossiga si dimise, nell’aprile del ’92, tirammo un sospiro di sollievo: non sapevamo che il peggio doveva ancora venire. Dopo la stagione di Mani-pulite, ci fu quella delle stragi del ’92 e del ’93 e 16 anni di berlusconismo trionfante. E quale futuro si prospetta?  

 
C*C colonnelo cavaliere
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Scritto da ettore frangipane   
martedì 31 agosto 2010

Cari Amici,
             e rieccocelo nuovamente tra i piedi. Con i suoi buffi vestimenti, con la sua spocchia, scortato da ragazzotte pienotte in tuta mimetica e con i tacchi che fingono di fargli da guardie del corpo, con la sua tenda cosiddetta beduina, con le centinaia di italianotte convocate a pagamento per lezioni di Corano, con i suoi cavalli berberi, personaggio tra il buffo e l’insopportabile, venuto per incontrarsi e parlare di affari con il Nostro, che sopporta e gli si prostra a pecorina. Il Colonnello e il Cavaliere, C+C, come la sigla di un supermercato.
Gli interessi dell’Italia, i nostri interessi valgono veramente tanto, da doversi prostituire a questo modo? O sono gli interessi del Cavaliere, quelli che contano di più?
Che tristezza!
Un abbraccio a tutti
Ettore Frangipane



 
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